Diritto d’autore nell’era dei bit. Soluzioni tecniche a confronto

DUE STRADE: BLINDARE L’ORIGINALE IN MODO CHE NON SIA COPIABILE O SMASCHERARE LA COPIA FALSIFICATA



Bruno Crispo (*) e Manuel Leone (#) 

NONOSTANTE la recente approvazione della nuova legge sulla tutela dei diritti d'autore, la pubblicazione e la fruizione di contenuti digitali avrà sempre una diffusione limitata se la legge non verrà affiancata da una soddisfacente soluzione tecnologica. Ma trovare questa soluzione non è facile perché qualsiasi informazione digitale è una sequenza di bit. Purtroppo copiare bit è molto facile e le copie sono perfettamente uguali all'originale, quindi non distinguibili. Quali sono le proposte in fase di studio per aggirare il problema?
Una prima soluzione consiste nel proteggere l'originale modificandone il contenuto, in modo tale che solo certi lettori "autorizzati" siano in grado di interpretarlo correttamente. I lettori DVD, i decoder per ricevere trasmissioni televisive cifrate e le console di videogiochi, adottano spesso questa strategia. L'utente acquista un cd nel quale è contenuto ad esempio un videogioco che, essendo cifrato, non è leggibile da un qualsiasi lettore. La protezione sta proprio nel dover inserire il cd nell'apposita console in cui è contenuta la chiave segreta che consente di decifrare il gioco. L'impossibilità di estrarre la chiave dalla console protegge dalla possibilità di costruire, illegalmente, lettori in grado di decifrare correttamente i contenuti protetti. Nonostante importanti associazioni come la Motion Picture Association of America abbiano deciso di seguire questo approccio, l'esperienza ci insegna che a pochi mesi dall'introduzione di questi lettori sul mercato, puntualmente, agguerriti hacker trovano il modo di estrarre la chiave segreta e di duplicare illegalmente i lettori. Questa efficienza degli hacker è spiegabile anche dal fatto che, per mantenere contenuti i costi di questi lettori, le misure atte a proteggere la chiave segreta non possono essere troppo sofisticate.
Una seconda soluzione consiste nel permettere all'autore di controllare la distribuzione dei contenuti, grazie alla sua prerogativa di poterne dimostrare la legittima paternità. Questa tecnica, nota anche con il nome di watermarking, consiste nel fare delle copie del contenuto originale che contengano un marchio non cancellabile e riproducibile solamente dal legittimo autore di quel contenuto. Il marchio è generato cifrando l'identità dell'autore e il contenuto digitale stesso, con una chiave segreta conosciuta solo dall'autore, il che rende il marchio non riproducibile da altri. Tale marchio viene poi "nascosto" con tecniche opportune all'interno del contenuto stesso, in modo da renderlo invisibile e quindi, di fatto, non cancellabile. L'originale verrà infine gelosamente custodito dall'autore, mentre le corrispondenti copie marchiate potranno essere pubblicate o vendute senza paura di perderne i diritti. Nessuno infatti, tranne il legittimo autore, potrà in caso di disputa davanti ad un giudice, presentare la corretta coppia «originale, copia marcata». Questa tecnica risolve tutti i problemi? In realtà ci sono due precisazioni da fare. La prima riguarda le tecniche adottate, ancora soggette ad alcuni attacchi, ma soprattutto non sempre in grado di garantire la non cancellabilità del marchio.
La seconda, più importante, riguarda invece il fatto che quest'ultimo approccio non previene ma scopre le copie illegali. Sfortunatamente non perseguire, ma anche solo scoprire chi ha fatto una copia illegale di una foto digitale pubblicata on-line su Internet non è affatto semplice. E allora? Possiamo azzardare che una soluzione tecnica perfetta a questo problema forse non si troverà mai. Quello che invece sembra possibile, soprattutto seguendo il secondo approccio, è trovare una soluzione che permetta di contrastare efficacemente le grandi organizzazioni di falsari che generano illegalmente migliaia di copie a scopo di lucro, in modo da risolvere almeno una parte, la più consistente, del problema.


(*)  SRI International,
(#) Telecom Italia Lab